Un consiglio alla Gelmini.

da L’espresso, n. 3 anno LVI, 21 gennaio 2010, pag. 164 

<<Un consiglio alla Gelmini

Cara Rossini, insegno in una scuola media pubblica nella zona centrale Buenos Aires a Milano, la Santa Caterina da Siena; abbiamo il 25 per cento di stranieri, una quota vicina a quella indicata dalla Gelmini. Ma in un chilomentro quadrato vi sono altre due scuole pubbliche, via Tadino, con più della metà dei ragazzi stranieri, e Tiepolo con pochissimi stranieri, forse meno del 10 per cento e una media privata parificata Gonzaga con quasi nessuno straniero. Come mai? La Tiepolo raccoglie figli di professionisti e negli anni passati la sua dirigenza ha nei fatti fortemente scoraggiato l’iscrizioni di stranieri ( e di ragazzi con handicap) indirizzandoli verso altre scuole vicine, mentre il Gonzaga, come tutte le scuole private, è a pagamento e quindi non accessibile a studenti poco facoltosi, tra cui gli stranieri. Avere cinque-sette ragazzi stranieri su 20 è una ricchezza preziosa, che aiuta tutta la classe a crescere; avere una maggioranza di stranieri rende quasi impossibile lavorare. Indicare un limite massimo alla presenza di stranieri non è di per sé sbagliato, purché siano evitate discriminazioni. Il ministro Gelmini dovrebbe quindi contestualmente imporre una quota minima di stranieri a tutte le scuole pubbliche (togliendo risorse a chi non  si fa carico del problema), ma anche alle scuole private, che beneficiano di tante agevolazioni (esenzioni dalle tasse, bonus famiglia); così tra l’altro le scuole cattoliche potrebbero meglio realizzare i principi del cristianesimo accogliente, tanto cari ai cardinali Martini e Tettamanzi e tanto disattesi nella prassi delle scuole religiose d’élite.

Teresa Serafini, Milano>>

La risposta di Stefania Rossini

<<Ogni tanto l’irruzione del buon senso porta un seme di verità in dibattiti pubblici che camminano al passo delle vecchie ideologie: i progressisti per l’accoglienza sempre e comunque, gli altri per il rigore crudo e ottuso. Invece non c’è insegnante che non ammetta che la presenza del 30 per cento di alunni che non conoscono la lingua può paralizzare ogni attività didattica. La professoressa Serafini, come la maggioranza dei suoi colleghi, è disposta ad accettare quote e limiti, ma ci svela dove si nasconde il trucco: lasciare libertà d’eccellenza alle scuole private ( a cui si accoderanno quelle statali di chiusa tradizione borghese) facendo raccogliere  a tutta la scuola pubblica, come negli Stati Uniti, i figli degli immigrati e delle classi più povere. Se non  si tratta di un trucco, ma di una svista della legge in preparazione, il ministro Gelmini è in tempo ad accogliere il saggio suggerimento di un’insegnante in trincea.>>

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