Discussione su Solidarietà.

Solidarietà.

 Dalla Rivista “Solidarietà COME”

Annotazione importante:

Il Sig. Antonio Conese (fotografo) autore della foto di seguito pubblicata è persona diversa dal titolare del blog.

Focus
La legge sull’immigrazione e la tutela dell’unità familiare
Minori, espulsioni troppo facili
I ragazzi stranieri sono figure doppiamente colpite dalla precarietà della vita di un migrante, sia come persone, sia in quanto figli di migranti
di Cristina Sebastiani. Foto di Antonio Conese
I bambini stranieri sono, spesso, bambini con una situazione familiare e sociale più o meno precaria sui quali si riflettono, in forme diverse, insicurezze e problemi degli adulti alle prese con una quotidianità difficile e talora drammatica.
Nell’ambito delle attività del servizio legale del NAGA e in linea con la filosofia di base secondo cui ogni persona ha diritto alla permanenza e ad una vita dignitosa in territorio italiano, due anni fa l’associazione ha cominciato a esaminare la possibilità di occuparsi dei minori stranieri, figure doppiamente colpite dalla precarietà della vita di un migrante, sia come persone singole che in quanto figli di migranti.
Ad oggi il NAGA ha in carico circa 40 famiglie.
La linea d’azione deriva dal Testo Unico sull’immigrazione (legge 40/98; legge 286/98; legge 189/2002) che disciplina la condizione giuridica del minore straniero e in particolare si occupa del diritto all’unità familiare sottolineando un aspetto fondamentale: il preminente interesse del minore – art. 28 comma 3 che richiama alla Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 – (Vedi box)
L’art. 19 del Testo Unico stabilisce la non espellibilità del minore straniero.
L’art. 31 del Testo Unico recita: “Il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni della presente legge. L’autorizzazione è revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificavano il rilascio o per attività del
familiare incompatibili con le esigenze del minore o con la permanenza in Italia”.
Come si diceva, i minori stranieri sono bambini che hanno alle spalle fin troppo spesso condizioni di vita familiare instabile e difficile: tali condizioni di vita sono in alcuni casi da imputarsi esclusivamente alle difficili condizioni di vita dei genitori che in quanto irregolari non godono dei diritti di cittadinanza e non hanno accesso alle normali possibilità di cui un essere umano necessita per garantire una vita dignitosa a sé e alla sua famiglia.
Si tratta di famiglie che vivono in case prestate, di genitori con lavori precari e saltuari, di bambini spesso abbandonati a sé stessi in ragione delle faticose occupazioni dei genitori e che spesso subiscono lo stress e le preoccupazioni dei genitori facendole proprie.
Ciononostante queste famiglie migrano unitamente, a dimostrare che la sfera degli affetti resta salda e necessaria anche nelle precarie condizioni dell’immigrazione: l’importanza che riveste la tutela dell’unità familiare è stata recepita dal legislatore che la garantisce, almeno sulla carta, in tutti i casi di presenza regolare sul territorio italiano.
Ma la recepisce, nelle intenzioni, anche in caso di irregolarità, stabilendo l’espellibilità dei minori in caso di espulsione di uno o entrambi i genitori.
Cosa succede però se soltanto uno dei genitori viene espulso? Nell’impossibilità di ipotizzare di conseguenza il rientro al paese d’origine di tutta la famiglia, che ha in atto un progetto migratorio che non è così facile modificare o a cui non è così facile rinunciare, viene immediatamente meno la tutela dell’unità familiare così come la tutela dell’interesse del minore che in questo caso viene subordinato alla tutela del superiore interesse dello Stato Italiano a garantire il rispetto delle proprie frontiere.
Questo aspetto della legge, sia che ad essere espulso sia un solo genitore, sia che lo siano entrambi, non tiene conto da un lato della rete di legami e strutture che ogni famiglia crea intorno a sé nel luogo in cui si stabilisce, anche se vi si è stabilita in mancanza di un permesso di soggiorno; dall’altro lato, soprattutto, non tiene conto del trauma dell’allontanamento di un genitore, così come delle conseguenze che lo sradicamento forzato può avere.
Nel tentativo di ovviare all’empasse, l’art. 31 si occupa di tutti quei casi che presentano requisiti di eccezionalità (gravi problemi di salute, gravi disturbi psico-fisici legati o meno alla condizione di migrante) e che giustifichino la necessità per il minore di permanere in territorio italiano.
In tutti gli altri casi, meno gravi ed eclatanti, ma non meno significativi e soprattutto molto molto più diffusi, la permanenza non è giustificata agli occhi del legislatore che quindi stabilisce la deroga al divieto di espulsione per un minore e lo rimpatria forzatamente al seguito del genitore espulso.
È quindi ipotizzabile l’espulsione di un bimbo di tre anni, nato in Italia e perfettamente sano, figlio di una coppia mista cino-marocchina senza che ci si chieda in quale paese i genitori verranno espulsi e se questo avverrà in due paesi diversi in quale il bambino dovrà costruire le sue radici.
Ma è anche ipotizzabile l’espulsione di un ragazzo che è nato al paese di origine della sua famiglia, ma che sta crescendo in Italia dove ha stabilito dei legami affettivi, frequenta la scuola e impara a confrontarsi con ragazzi della sua età, che vive accanto ai genitori le difficoltà della migrazione irregolare e che vivrebbe in maniera profondamente traumatica l’espulsione e l’immediato rimpatrio forzato (previsto dalla legge per ogni caso di presenza irregolare in territorio italiano).
Introdurre l’art. 31 è stato sicuramente un passo avanti nella legge sull’immigrazione in Italia, così come, sulla carta, passi avanti sono stati fatti nelle considerazioni sulla condizione giuridica del minore che raggiunga la maggiore età; ma un solo passo non basta, così come non basta che tante considerazioni siano mantenute sulla carta e che tante istanze siano vagliate attraverso la lente della sicurezza dello Stato, delle leggi del mercato economico, delle opportunità elettorali: in nessun caso, ma a maggior ragione non quando si tratta di minori.
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