L’innata capacità musicale del neonato.

Psicologie e scienze cognitive
Musica e linguaggio

L’innata capacità musicale del neonato


La sofisticata facoltà di distinguere variazioni di ritmo e timbro e armonie e dissonanze riposa su un substrato neurologico già sviluppato alla nascita

La percezione musicale riposa su sofisticate capacità cognitive per la decodifica delle note, del ritmo, del timbro e per l’elaborazione di elementi sequenziali che formano strutture gerarchiche atte a veicolare l’espressione emotiva e significati. A dispetto di questa complessità, si stanno accumulando dati che indicano che anche nella primissima infanzia i bambini sono estremamente sensibili all’informazione musicale.

Distinguere intonazione e ritmo, armonie e dissonanze, rilevare variazioni di ritmo, timbro e tempo, come pure la durata delle note e delle frasi musicali: queste competenze musicali sembrano avere un’importante influenza sull’apprendimento iniziale del linguaggio dato che l’elaborazione della prosodia del parlato (ossia il suo ritmo e la sua melodia) fornisce essenziali informazioni per l’identificazione delle sillabe, delle parole e delle frasi.

Nonostante i numerosi dati che confermano questo stretto legame, ben poco si sa ancora sulle basi neuronali dell’elaborazione musicale nei neonati e nei bambini molto piccoli.

In particolare non è noto in che misura la specializzazione di questi sistemi di elaborazione derivi da una lunga esposizione alla musica o da un substrato neurobiologico.

Ora un gruppo di ricercatori dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, con la collaborazione di Stefan Koelsch del Max Planck Institut per le scienze cognitive di Lipsia, è riuscito a porre un punto fermo sulla questione.

Come viene illustrato in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)  a prime firme Daniela Perani e Maria Cristina Saccuman, i ricercatori sono ricorsi alla risonanza magnetica funzionale per misurare l’attività cerebrale di neonati di uno-tre giorni, mentre venivano fatti loro ascoltare brani di musica tonale occidentale e versioni alterate di quella stessa musica, nelle quali era stata alterata la chiave tonale o veniva fatto uso sistematico di dissonanze.

L’ascolto della musica originale evocava un’attivazione predominante nella corteccia uditiva primaria e di ordine superiore dell’emisfero destro, che si riduceva notevolmente per i brani dissonanti, con i quali si manifestava una risposta nella corteccia frontale inferiore sinistra e nelle strutture limbiche.

Questi risultati, osservano i ricercatori, dimostrano che già nel neonato è presente una specializzazione emisferica per l’elaborazione della musica. I risultati indicano anche che l’architettura neuronale sottostante all’elaborazione musicale nei neonati è sensibile ai cambiamenti di chiave tonale e alle armonie e dissonanze. (gg)


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(24 febbraio 2010)

 
 
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