Il cervello non è fatto per il multitasking

da “Liquida. Magazine”, 23.11.2010

                                       Il  multitasking,  ovvero  la  possibilità  di  svolgere  più  attività  contemporaneamente, potrebbe essere dannoso per la concentrazione e condurre ad un netto peggioramento della qualità con cui portiamo a termine i nostri compiti.
Il  multitasking  è  soprattutto  incentivato dagli apparecchi tecnologici e dall’abitudine di lavorare  allo  stesso  tempo  su  vari  fronti,  sempre  tenendo aperte diverse finestre ed elaborando  in  parallelo  varie  informazioni  (proprio  come  accade  con  le  finestre  del computer).

            Sviluppare la capacità di avere un’attenzione ampia e divisa su più fronti, in sostanza, limita la capacità di affinare l’attenzione di tipo selettivo.

Certi effetti delle tecnologie e del multitasking saranno più facilmente analizzabili a distanza di qualche anno, quando si potrà capire se abbiano in qualche modo influito in maniera sostanziale sulla capacità di concentrazione dei più giovani, nati e cresciuti in un sistema completamente diverso dalle generazioni precedenti.

            Il  loro  rendimento  scolastico,  ad  esempio,  sarà  inferiore o non ci saranno cambiamenti statisticamente rilevanti?

            Sono in atto i primi studi tra studenti multi-funzionali e studenti non multi-funzionali.

Dai risultati sembra che i non multi-funzionali abbiano una capacità di concentrazione molto più alta.

            Vivi Zen fornisce un esempio di una situazione tipo, in cui essere multitasker significa più che altro essere stressati.

Sei  in  ufficio,  stai  lavorando  contemporaneamente  su  due  progetti,  squilla  il telefono, sul pc ti arrivano  tre nuove e-mail, nel frattempo il tuo capo ti chiama dal suo studio. Sul tuo cellulare arriva un altro SMS, intanto pensi che non devi uscire troppo tardi perché devi fare la spesa, un tuo collega entra  nel  tuo  ufficio  per chiederti un consiglio, un’altra e-mail, il cellulare che inizia a squillare, il tuo capo continua a chiamarti. E tu cerchi di fare tutto il più velocemente possibile.

Congratulazioni, multitasker.

Ma in tutto ciò hai effettivamente combinato qualcosa o ti senti solamente stressato? (…)

            Un  recente  studio del British Institute of Psychiatry ha dimostrato come leggere le mail mentre si è nel mezzo di un’altra attività riduce in quel momento il quoziente intellettivo di circa 10 punti.  Come  se  non  avessi  dormito  per 36 ore, un impatto doppio rispetto al fumare marijuana”.

Continua  poi  con  un  consiglio preciso: quello di non percorrere la via caotica e superficiale del multitasking, ma optare per la soluzione più accurata di chiudere un lavoro o un’attività per volta (con la massima concentrazione) per poi passare alla successiva. Puntare insomma alla qualità e non alla rapidità.

            Ecco, nel dettaglio, i consigli di Vivi Zen:

1- il Multitasking non è efficiente, per il semplice motivo che implica un costante cambio di attenzione da un’attività all’altra;

2- il Multitasking è più complicato, più facilmente può indurre all’errore e portare allo stress; il frenetico  e  impulsivo  passaggio da un’attività all’altra ti impedisce di rilassarti e di ricaricare le energie mentali;

3- il Multitasking è più superficiale: dedicarsi a più attività allo stesso tempo implica dispersione, riduzione drastica della qualità;

4- il   Multitasking   può   farti   impazzire,   rendendo   tutto   più   caotico   di  quanto  in  realtà effettivamente sia.

            Ciò di cui abbiamo costantemente bisogno, invece, è la nostra oasi di calma e serenità, anche nel bel mezzo di situazioni potenzialmente stressanti.

Di seguito i suggerimenti più efficaci per non cadere nella trappola del multitasking e tenersi a distanza dallo stress, risultando al contempo più efficaci:

1- fai una lista delle attività che devi portare a termine; fallo ogni giorno: concepisci la lista in modo realistico, includendovi solamente le attività effettivamente necessarie, non una di più;

2- dalla suddetta lista individua le 2-3 attività più importanti e più urgenti da portare a termine;

3- non  fare  nient’altro  senza  aver  prima  concluso  le  2-3  attività  che  hai identificato come più importanti e più urgenti;

4- svolgi  le  2-3 attività una per volta, non iniziare la seconda senza aver terminato la prima, e così via;

non passare dall’una all’altra;

concediti una breve pausa una volta portata a termine ciascuna di esse;

5- mentre sei impegnato in ognuna di queste attività (una per volta, mi raccomando!), elimina tutte le possibili distrazioni;

se non necessari, chiudi le mail ed internet;

spegni il cellulare;

concentrati solo sulla singola attività e non preoccuparti di nient’altro;

6- se avverti il bisogno impellente di controllare le e-mail o passare ad un’altra attività, fermati;

respira profondamente;

ri-concentrati e torna a fare ciò che stavi facendo;

7- se si presentano delle urgenze, collocale nella lista generale o nella lista delle 2-3 attività più importanti e urgenti e dagli la priorità che ritieni opportuna;

8- quando hai concluso un’attività, cancellala dalla lista con un bel tratto di penna;

9- fai respiri profondi, esercizi di stretching, prenditi delle pause di quando in quando;

sorridi, accogli la vita;

vai fuori e ammira la natura;

mantieniti sano.

 

            Più facile a dirsi che a farsi.  “Multitasking sì, multitasking no?”,    si chiede Luca Baiguini (Faculty member nell’area Comportamento Organizzativo al MIP, Business school del Politecnico di Milano e collaboratore di riviste come Focus), che offre una risposta più aperta: dipende dai casi.   A  volte  è  dannoso,  a  volte  è utile e sostenibile (come quando si legge un libro pedalando sulla cyclette). Baiguini cita anche Alberto Oliverio, medico e biologo, studioso di psicobiolgia.

            Su   Mente e Cervello, Alberto Oliverio   dedica   la   sua   rubrica   “Storie della mente”  al multitasking    (inteso   come   la   possibilità   di    svolgere   più   compiti   contemporaneamente), discriminando le situazioni in cui il multitasking è opportuno, e, anzi, vantaggioso, da quelle in cui può potenzialmente generare problemi.

            Ecco la tesi di Oliverio:

la  risposta  è nelle capacità della corteccia cerebrale, in particolare quella frontale, che gestisce la nostra  attenzione  e  la  capacità  di  selezionare  gli  stimoli adatti e associare tra loro immagini e concetti rilevanti in una situazione.

Senza l’intervento della corteccia frontale non potremmo concentrarci su uno stimolo importante ed escludere  quelli che, in quel momento, sono irrilevanti.  […]  L’attenzione selettiva è dovuta al fatto che  la  corteccia  frontale  taglia fuori gli stimoli irrilevanti in quel momento, dai canali sensoriali a un pensiero che ci assillava, polarizzandoci su ciò che ci interessa.

Quindi  ricordiamoci  che  l’attenzione  a  un  compito,  per  esempio  prestar  attenzione alla guida, decresce  in  modo  notevole  se  prestiamo  attenzione  a  una  conversazione  telefonica,  anche  se abbiamo  l’auricolare,  nonostante  il primo compito sia prevalentemente visivo e il secondo uditivo: entrambi,  però,  competono  per  livelli  di  attenzione  e  strategie cognitive, uno dei tanti esempi a sfavore  del  multitasking.  Gli studi di psicologia del lavoro indicano infatti che l’esecuzione di più compiti comporta un calo di attenzione e accuratezza.

Se ne evince, quindi, che il multitasking comporta problemi di attenzione e di accuratezza nel caso i compiti  facciano  capo  a  funzioni  simili,  mentre  (e  Oliverio riporta l’esempio del pedalare sulla cyclette  e  leggere  un  libro)  in  caso  contrario,  svolgere  più  compiti  nello  stesso momento può rappresentare un vantaggio.

            iPhonenews   parte  dall’utilizzo  degli  smartphone  e  dell’iPhone  stesso  per analizzare la questione del multitasking e dei suoi effetti, citando anche un articolo del Corriere della Sera:

la capacità che ha l’uomo – e le macchine che l’uomo crea – di compiere un certo numero di azioni nello  stesso  istante  è  quotidianamente  posta  di  fronte  a  nuove  sfide  all’interno di un contesto tecnologico in cui computer, telefonia, TV ed Internet rivestono i ruoli principali.  Alcuni  giorni fa abbiamo  avuto  modo  di  leggere  questo interessante articolo tratto dal Corriere della Sera, il cui tema dominante è non solo la multifunzionalità, ma anche l’insieme di effetti che essa genera su di noi.

            Il sopraccitato articolo del Corriere pone vari e interessanti quesiti, tra cui (riprendendo un saggio di Nicholas Carr in The Atlantic del 2008): “Google ci rende stupidi?”.

            Secondo  uno  studio  di  Microsoft,  nove  ragazzi europei su dieci, fra i 16 e i 24 anni, tendono a guardare la tivù e navigare su Internet allo stesso tempo. Fra i più maturi succede molto meno,  ma  Fabrizio  e Francesca hanno un messaggio anche per chi ha superato da un pezzo l’età degli studi. Siamo tutti convinti di poter gestire i mille spifferi di comunicazione che puntano su di noi,  anzi  spesso  ne siamo divertiti e vi troviamo un sollievo dalla routine. Tutti però sospettiamo che  quello  stesso bombardamento inizi a sfibrare la mente di chi vive intorno a noi. Il romanziere Jonathan  Franzen,  almeno  lui,  non  si  è  sopravvalutato:  per  scrivere «Freedom», il suo ultimo romanzo, ha riempito di colla l’accesso del cavo Internet del suo laptop.

            Secondo Yourself, la mente umana non è in grado di svolgere correttamente più di due attività  alla  volta.  Tuttavia,  alcuni  individui  sono  più  portati per il multitasking, vale a dire la capacità di spostare rapidamente l’attenzione tra cose che si stanno facendo in parallelo, come ha  spiegato  la  dottoressa Elizabeth Poposki della School of Science presso la Indiana University-Purdue University Indianapolis (USA):

             i   neuroscienziati   sostengono   che   il   cervello  umano  non  è  in  grado di fare due cose contemporaneamente.  In  realtà  quando  facciamo più cose insieme non facciamo altro che passare rapidamente  da  una cosa all’altra e viceversa, un po’ come un computer che fa avanti e indietro tra programmi diversi”, ha puntualizzato la psicologa americana.

E  così,  al  termine di un recente studio, la Poposki e i suoi collaboratori hanno presentato un nuovo strumento,  il  Multitasking  Preference  Inventory (vedi QUI), utile appunto per identificare tra le persone  i  soggetti  che  sono  maggiormente  inclini alla multifunzionalità. Lo strumento potrebbe rivelarsi  di  particolare  utilità  quando, ad esempio, i datori di lavoro devono individuare le persone più adatte  per  determinati  compiti,  ottimizzando così le proprie risorse e al contempo gratificando quegli impiegati che prediligono un lavoro ricco di mansioni.

            “Attualmente  un numero crescente di persone si trova ad occupare posizioni che richiedono un elevato livello di multitasking – ha spiegato ancora la Poposki – con il rischio, qualora non vi sia una  reale  inclinazione,  di essere sopraffatti dallo stress e battere la ritirata. Tanto è vero che queste stesse   posizioni  hanno  un  turnover  elevato:  ci  si  ritrova  periodicamente  ad  addestrare  nuovi impiegati.  La  multifunzionalità  è  diventata  parte  importante  delle  prestazioni lavorative per un numero  crescente  di  professioni:  operatori  del  traffico  aereo,  tassisti,  operatori  dei  numeri di emergenza,  receptionist  e  molti  altri;  noi  abbiamo  visto  che chi preferisce lavorare su più cose contemporaneamente  gradisce  di più l’esperienza del multitasking.  La cosa può sembrare banale, ma  disporre  di  uno  strumento  in  grado  di  distinguere  chi gradisce il multitasking da chi non è interessato, potrebbe essere veramente d’aiuto nella selezione del personale.

            Luigi Mengato  si  sofferma  su  un altro aspetto della questione: la mente umana sarebbe portata  per  il  singletasking  sulle  cose  nuove, e per il multitasking sulle cose conosciute, su quelle che diventano abitudini e automatismi.

“Quali i Benefits del SingleTasking ?

  1. obbliga a mantenere l’attenzione sul lavoro e sui i problemi complessi;
  2. diminuisce il livello di stress;
  3. migliore gestione del tempo;
  4. ti rende più efficace ed efficiente;

            Ma come passare dal MultiTasking al SingleTasking ?

Il Post ci lascia interessanti suggerimenti, ed io mi permetto di aggiungerne alcuni:

° usa il minimo degli strumenti necessari per svolgere il lavoro;

° impara  a  “tagliare”  la  lista  delle  cose  da  fare  invece che continuare ad aggiungere Task;

° mettici consapevolezze e volontà ….;

° leggi le e-mail in arrivo, ma lavoraci solo 2 o 3 volte al giorno. Rispondere subito non ti fa guadagnare tempo, ma innesca il “botta e risposta”.

 

            Mengato riporta un interessante post di Jason Fitzpatrick pubblicato su Life Hacker.

Il consiglio è quello di focalizzarsi su ciò che è importante per la propria carriera, isolando la moltitudine di distrazioni che ci circonda: il multitasking è un mito.

Le persone sono fatte per concentrarsi su una cosa alla volta.  

Non possiamo effettivamente rispondere ad una e-mail, ascoltare qualcuno che ci chiede un feedback per un progetto e prendere appunti simultaneamente.

            Gli apparecchi tecnologici puntano sempre più ad essere multitasking, proprio per sopperire alla capacità del cervello umano, sostiene Gizmodo.

Dopo un’accurata ricerca Etienne Koechlin, della Ecole Normale Supérieure di Parigi, ha potuto accertare   che   per   il   nostro   cervello   non   è   possibile   sostenere   più   di   due  operazioni contemporaneamente  e  che  dunque  la ricerca spasmodica del multitasking in dispositivi esterni servirebbe in parte a colmare questa limitazione che avvertiamo.

In questa era dettata dal multitasking forzato siamo portati a scrivere una mail mentre ascoltiamo un bel brano su Youtube, scriviamo un sms ai nostri amici e sorseggiamo una cioccolata calda (per non aggiungere   altro).   Questi   comportamenti,   secondo   gli   studiosi,   non   fanno altro che portare alla concentratio interrupta ovvero alla disattenzione intermittente.

            Le nuove tecnologie ci permettono di svolgere dunque vari compiti nello stesso momento, ma è naturale per l’uomo?

            I  ricercatori  hanno dunque  svolto  un esperimento nel quale ad alcuni studenti, monitorati mediante  risonanza  magnetica, veniva assegnato prima un compito da svolgere e successivamente due compiti da svolgere simultaneamente. Nel primo caso si notava che si “azionavano” varie parti di entrambe gli emisferi del cervello mentre nel secondo caso esso si divideva letteralmente a metà assegnando a ciascun emisfero un compito.

            Secondo  gli  studiosi, che hanno pubblicato i risultati dell’esperimento su “Science”, il lobo frontale che ha funzione esecutiva ha dimostrato di non esser in grado di gestire più di due compiti simultaneamente ed ecco che quando “sovraccarichiamo” di processi il nostro cervello arriviamo a fare cose irrazionali.

            Educazione scuola  traccia  un  parallelo  tra multitasking e zapping in tv, facendo poi un cenno a questioni scientifiche legate al cervello e i processi mnemonici.

L’utilizzare  le  molteplici  capacità  di  integrazione cerebrale della informazione, come si fa con lo “zapping in TV”, va però a discapito della concentrazione attenzionale e percettiva.

Pertanto, come si può osservare dagli studi di Risonanza Magnetica Funzionale del Cervello ( RMf-Brain -Imagin),  la  elaborazione  della  parallela della informazione va ad attivare ben poco le zone centrali del cervello  responsabili del confronto con i  processi mnemonici a lungo termine ( Talamo ed Ipotalamo).   Il   passaggio   da   una   formazione   di   tipo   logico-seriale,  ad  una  più  propria dell’e.learning    mediata   dalla   utilizzazione  del  computer,  comporta  una  maggior  capacità  di elaborazione  immediata  e  flessibile delle informazione, ma sostanzialmente  deprime i processi di formazione delle memoria a lungo termine.

            In   conclusione   l’abitudine   a   saltare   da   un  processo  di  integrazione  cerebrale  della informazione   ad  un  altro  con  una  elevata frequenza, certamente cambia la forma di intelligenza poiché  cambiano le modalità di articolare il pensiero, aumentando contemporaneamente lo stress e diminuendo   il  controllo  della  percezione  cosciente,  determinato  in  precedenza  dal  confronto costante con la memoria  a lungo termine.

Infine   è   stato   notato  che  i  modelli modulari e flessibili della attenzione sono più appropriati al cervello  femminile  che  è  mediamente  più capace di passare da un compito all’altro favorendo lo sviluppo delle proprie capacità intuitive.

            In fondo l’aveva detto anche lo scrittore e drammaturgo latino Publilius Syrus in tempi non sospetti:

“Fare due cose contemporaneamente, è come farne nessuna”.

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