Un cervello, due lingue: vantaggi linguistici e cognitivi del bilinguismo infantile

Un cervello, due lingue: vantaggi linguistici e cognitivi del bilinguismo infantile

Antonella Sorace

Università di Edimburgo

…Crescere con due lingue viene ancora considerato fuori dalla norma nelle nostre

società, e il bilinguismo è spesso circondato da pregiudizi e disinformazione.

Molti credono ancora che imparare due lingue richieda uno sforzo cognitivo per il

cervello del bambino piccolo, o che due lingue tolgano spazio e risorse allo sviluppo

cognitivo generale. Queste opinioni sono spesso alla radice delle decisioni prese dalle

famiglie, dagli insegnanti e dai politici, e quindi finiscono per influenzare la vita

stessa dei bambini che avrebbero l’opportunità di crescere bilingui. Molti genitori,

pur volendo che i loro figli parlino due lingue, sentono dire che l’esposizione a due

lingue causa problemi e quindi accantonano il progetto del bilinguismo ancor prima di

averlo veramente sperimentato; oppure decidono che sia meglio aspettare per parlare

una delle lingue fino a quando la prima lingua si è ‘stabilizzata’, per poi scoprire con

amarezza che è troppo tardi, o troppo difficile, introdurre la seconda lingua. Se il

genitori invece riescono a stabilire un ambiente bilingue per i figli in età prescolare,

può accadere che, una volta iniziata la scuola, gli insegnanti attribuiscano al

bilinguismo la responsabilità di eventuali problemi scolastici. In questa situazione

molte famiglie sono tentate di abbandonare l’educazione bilingue, nonostante

funzioni, e di cercare di ristabilire un ambiente monolingue per risolvere il problema.

….

La ricerca recente sul cervello bilingue ha contribuito non solo a sfatare i pregiudizi

negativi sul bilinguismo, ma anche a dimostrare che lo sviluppo bilingue nei bambini

comporta molto di più della conoscenza di due lingue: in aggiunta a benefici ben noti,

come l’accesso a due culture, la maggiore tolleranza verso le altre culture, e gli

indubbi futuri vantaggi sul mercato del lavoro, il bilinguismo conferisce benefici

molto meno conosciuti, ma forse anche più importanti, sul modo di pensare e agire in

diverse situazioni.

Per comprendere questi effetti del bilinguismo bisogna innanzitutto partire dal

presupposto che il cervello è perfettamente in grado di ‘gestire’ due o più lingue

simultaneamente fin dalla nascita. Basta pensare che in molte parti del mondo è

perfettamente normale crescere multilingui, e semmai è il monolinguismo a

rappresentare l’eccezione. Inoltre, il cervello ha la massima ricettività nei confronti

del linguaggio nei primi anni di vita: i bambini, infatti, imparano qualsiasi lingua, o

varietà di lingua, senza sforzo, esattamente come imparano a camminare. Il

bilinguismo infantile è quindi diverso dall’apprendimento di una seconda lingua in età

adulta: è un processo spontaneo che ha luogo se il bambino ha abbastanza opportunità

di sentire le lingue e sufficiente motivazione ad usarle.

L’esperienza di gestire due lingue fin dall’infanzia si riflette in una serie di effetti

positivi in ambiti sia linguistici che non linguistici. Uno di questi effetti è una

maggiore conoscenza spontanea della struttura del linguaggio. I bambini bilingui

‘notano’ intuitivamente la struttura e il funzionamento delle lingue. I genitori spesso

osservano come i figli bilingui ‘giochino’ con le lingue, mescolando gli accenti o

provando traduzioni impossibili (e a volte comiche) da una lingua all’altra. Inoltre, i

bambini bilingui hanno una maggior abilità di distinguere tra forma e significato delle

parole: questo è in parte dovuto al fatto che possiedono due vocaboli per lo stesso

referente e due modi di esprimere lo stesso concetto. In parte grazie a questa maggiore

abilità metalinguistica, molti bambini bilingui imparano a leggere prima dei

monolingui: questa abilità di lettura precoce, che è stata riscontrata in particolare

nell’apprendimento dei sistemi di scrittura alfabetici, deriva dal fatto che i bilingui

sono facilitati nel riconoscimento del sistema di corrispondenza tra lettere della lingua

scritta e suoni della lingua parlata. Inoltre, la conoscenza intuitiva della struttura delle

lingue avvantaggia i bambini bilingui nell’apprendimento di una terza o quarta lingua,

come viene spesso osservato sia dalle famiglie che dagli insegnanti.

Un altro beneficio poco noto del bilinguismo è una maggiore e più precoce

consapevolezza che altre persone possono vedere le cose da una prospettiva diversa

dalla propria. Questo ‘decentramento cognitivo’, conosciuto dagli psicologi come

‘teoria della mente’, viene normalmente raggiunto dai bambini bilingui circa un anno

prima di quelli monolingui. Il vantaggio sembra essere collegato alla pratica costante

di valutare la competenza linguistica dell’interlocutore per adattare la scelta della

lingua al tipo di persona con cui si parla (cioè se questa sia monolingue in lingua A,

monolingue in lingua B, oppure bilingue in A e B).

I benefici cognitivi più generali, e meno conosciuti, del bilinguismo, riguardano il

controllo esecutivo sull’attenzione. La ricerca ha dimostrato che i bilingui sono di

solito avvantaggiati, rispetto ai coetanei monolingui, nel passaggio rapido da un

compito ad un altro quando entrambi i compiti richiedono attenzione selettiva e

capacità di ignorare fattori interferenti. Le differenze tra monolingui e bilingui

persistono in età adulta e sono state riscontrate anche negli adulti che sono cresciuti

con due lingue dall’infanzia. Qual è il legame tra il bilinguismo e il controllo

esecutivo? Il fattore principale è che le due lingue dei parlanti bilingui sono sempre

attive simultaneamente nella mente. I bilingui quindi sviluppano un meccanismo di

inibizione che consente loro di mantenerle separate, in modo tale da limitare

l’interferenza della lingua non in uso su quella in uso. Quindi l’esperienza

costantemente ripetuta di inibire una lingua quando si parla l’altra si riflette in altre

attività che richiedono attenzione e controllo esecutivo, potenzialmente migliorando

l’abilità di eseguire più compiti cognitivi contemporaneamente o in rapida

successione. Alcuni risultati preliminari suggeriscono che alcuni di questi vantaggi

cognitivi vengono mantenuti nella terza età, proteggendo in qualche modo i parlanti

bilingui dal declino delle funzioni cognitive che in genere accompagna

l’invecchiamento e ritardandone i sintomi. E’ importante notare che se i benefici del

bilinguismo derivano dalla pratica costante di inibire una lingua mentre viene usata

l’altra, questo avviene in tutti i bilingui, indipendentemente da quali lingue parlino.

Non esistono quindi lingue ‘inutili’, e risulta evidente quanto sia vantaggioso

l’apprendimento delle lingue minoritarie.

Una delle preoccupazioni più comuni delle famiglie bilingui è che i bambini

confondano le due lingue e che finiscano per non parlarne bene nessuna, in particolare

la lingua di maggioranza . La ricerca recente ha completamente screditato questa idea.

Usando nuove tecnologie in grado di misurare se i bambini riescano a distinguere

stimoli diversi nei primi mesi di vita, i ricercatori hanno scoperto che le capacità

percettive dei bambini, sia monolingui che bilingui, sono molto sofisticate anche nel

periodo neonatale. In generale, tutti i bambini sanno riconoscere i suoni della propria

lingua molto prima di iniziare a parlarla. I bambini bilingui di pochi mesi distinguono

foneticamente e ritmicamente le loro due lingue (anche se sono simili, come lo

spagnolo e il catalano) e le differenziano da altre lingue non conosciute.

Questo breve riassunto della ricerca dimostra complessivamente che il bilinguismo

infantile, lungi dal provocare danni, può al contrario comportare notevoli benefici

cognitivi, specialmente se il bambino è esposto a entrambe le lingue dalla nascita

nella prima infanzia e se continua a praticarle entrambe. Ne consegue che non ha

senso aspettare che una delle lingue si sia ‘stabilizzata’ prima di introdurre la seconda,

come credono molti genitori, in quanto questo priva il bambino dell’input in quella

lingua proprio nel periodo piu’ ricettivo.

….

E’ altrettanto importante sapere che avere i genitori che parlano lingue diverse non

garantisce, di per se stesso, il bilinguismo: i bambini hanno bisogno di sentir parlare

entrambe le lingue in misura sufficiente.

E’ difficile sopravvalutare l’importanza della diffusione di una corretta informazione

sul fatti e i benefici del bilinguismo. A Edimburgo ci siamo recentemente fatti

promotori di un servizio di divulgazione, Bilingualism Matters, che mira a aumentare

la conoscenza e la consapevolezza dei vantaggi del bilinguismo infantile, in

particolare quelli cognitivi che sono pressoché sconosciuti al di fuori della ricerca

accademica.

Bibliografia

Bialystok, E. 2001. Bilingualism in Development: Language, Literacy, and

Cognition. Cambridge: Cambridge University Press.

Grosjean. F. 1982. Life with Two Languages. Cambridge, MA.: Harvard University

Press.

Grosjean, F. 2010. Bilingual: Life and Reality. Cambridge, MA: Harvard University

Press.

Sorace, A. and Ladd, D.R. 2004. Raising bilingual children. Linguistic Society of

America: http://www.lsadc.org/info/pdf_files/Bilingual_Child.pdf.

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