A proposito di pensioni e sanità

copyright © L’Unità, 15 dicembre 2012

Si salvano i diritti sociali nelle società che invecchiano?

su Ragionamenti a bassa voce
Autore: Giuliano Amato
Data: 2012-12-15
 

Tags : italia – politica – anni – spesa – centro – interessi – monti – fatto – anziani – pensione

Fareed Zakaria è un prestigioso giornalista americano, che scrive attualmente editoriali per il settimanale “Time”. Nel suo ultimo pezzo squaderna sotto gli occhi dei suoi lettori una realtà che gli americani hanno davanti e nella quale gli stessi italiani non faranno fatica a riconoscersi.

All’inizio del ‘900 –scrive Zakaria-  sopra i 65 anni c’era 1 americano su 25, nel 2030 ce ne sarà 1 su 5.  Le conseguenze sul sistema pensionistico e su quello sanitario possono essere drammatiche. Se nel 1960 a fronte di ogni pensionato che riscuoteva la pensione  c’erano cinque lavoratori attivi che pagavano i contributi, nel 2025 a fronte di ogni pensionato  ci saranno solo due lavoratori attivi.  Mentre per quanto riguarda la spesa sanitaria, che nel 1975 arrivava al 25% della spesa federale, oggi ha raggiunto il 40% e in dieci anni arriverà a superare la metà. Per non parlare dei bilanci degli stati membri della Federazione, nei quali la stessa spesa ha preso da ultimo a crescere  a ritmi del 20% l’anno.

Sono cambiamenti sconvolgenti –nota Zakaria- che senza correzioni porteranno a una abnorme dilatazione del debito pubblico, che già oggi viaggia sul 100% del Pil. E se oggi i contribuenti americani pagano di interessi l’1,24% dello stesso Pil, nel 2040 arriveranno a pagare il 10%, una enorme quantità di dollari che saranno sottratti, a quel punto, all’istruzione, alla ricerca, alle infrastrutture, alle stesse pensioni e cure mediche. Ne vale la pena? Non si dovrebbe intervenire prima per evitarlo, evitando di ridursi al taglio puro e semplice di prestazioni e servizi?

Sono domande che negli Stati Uniti sono rivolte ad Obama, Presidente democratico espressione come tale di una tradizione e di una cultura politica legate ai diritti sociali e alla loro tutela, e che in Italia, per le stesse ragioni, è giusto rivolgere al centro-sinistra. Con una situazione demografica come quella in cui ci troviamo e ci troveremo sempre di più, difendere i diritti sociali significa riformarne gli assetti, altrimenti si rischia o la bancarotta di questa o quella gestione, o il passaggio di mano a  favore di chi, per evitare la bancarotta, il taglio della spesa lo fa con l’accetta e allora del welfare non rimane più traccia.

Sono in grado i democratici,  i democratici americani e quelli italiani, di sfuggire ai due estremi, egualmente minacciosi?  In tema pensionistico l’Italia ha già fatto molto e il suo vero problema, ormai, è mettere in condizione i più giovani di lavorare e di avere salari meno bassi e meno  discontinui di quelli attuali, in modo da generare flussi di contributi pensionistici adeguati. La minaccia, per gli italiani, viene soprattutto da qui. Ma il sistema sanitario, se lo si vuole salvare, va di sicuro ripensato. Altrimenti continuerà a subire sempre più tagli che, in assenza di una logica nuova, potrebbero trasformarlo in un inefficiente insieme di moncherini. Un vero delitto, se pensiamo che, con tutti i suoi difetti, è stato sino ad oggi fra i sistemi sanitari migliori del mondo.

Mario Monti ne ha parlato ripetutamente nelle ultime settimane e lo ha fatto ponendo il problema con grande fermezza, ma anche con grande precisione e misura. Sarebbe un grave errore alzare le barricate e bollarlo con la solita accusa  rivolta a chi vuole distruggere lo Stato sociale.  Non è proprio così. Caso mai la sua  è una giusta sollecitazione a salvarlo.

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Fonte: http://www.giulianoamato.it/

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