28 gennaio 2013 (aggiornamenti)

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ISSN 2039-943X

Scuola: didattica

La genesi dei concetti matematici secondo Piaget (parte I)

28 GENNAIO 2013

SCRITTO DA ANTONIO CONESE

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jean piagetNaturalista e biologo per formazione, interessato ai problemi epistemologici, Jena Piaget arrivò alla psicologia da altri interessi ed è abitualmente conosciuto come studioso dell’età evolutiva.
Osserva Ornella Andreani nell’introduzione ad una raccolta di scritti dello studioso: “Vi è un dislivello tra la percezione di sé dell’autore e quella che gli altri hanno di lui, poiché quasi tutti pensano a Piaget come il fondatore e il più illustre studioso di psicologia infantile (…omissis…), mentre egli si autodefinisce un epistemologo genetico, che si interessa dei cambiamenti dello sviluppo delle relazioni tra soggetto conoscente e oggetto della conoscenza, ed afferma che il progetto epistemologico fu il primo sia dal punto di vista della storia personale, sia da quello noetico e metodologico; (…omissis…) le due immagini sono entrambe vere, poiché vi è una straordinaria continuità e coerenza tra le ricerche sperimentali di Piaget e le teorie logiche costruite su di esse.
La logica matematica gli serve per formalizzare le strutture trovate nelle esperienze dei bambini, e la biologia della sua formazione di naturalista dà una impronta tipica all’interpretazione dello scambio organismo-ambiente con cui spiega e problemi dello sviluppo” (1).

Quale interdisciplinarità nella didattica?

27 DICEMBRE 2011

SCRITTO DA ANTONIO CONESE

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La storia della cultura è, secondo Bruner, la storia dello sviluppo delle grandi idee organizzative o strutturali, scoperte la cui funzionalità precipua è quella di connettere e semplificare l’esperienza.
Se nel corso dei secoli la realtà è stata indagata a partire da prospettive che si sono via via differenziate dalla filosofia, occorre constatare che oggi le varie scienze tendono a convergere sui modelli concettuali su cui poggiano le proprie teorie. Ciò rende possibile un’interdisciplinarità epistemologica e necessario un analogo approccio nella didattica.

Già qualche decennio fa è sembrato che la urgenza interdisciplinare potesse ricevere dallo strutturalismo la spinta allo svolgimento di un modello realmente relazionale delle discipline di studio (1).

Programmi ministeriali, proposte varie e articolate di progettazione del curricolo, scelte metodologiche e didattiche del “gruppo di insegnamento” e del singolo docente: com’è ben noto, tutto deve doverosamente fare i conti con l’istanza interdisciplinare.

Le coordinate fondamentali dell’insegnamento della matematica nella scuola primaria

24 AGOSTO 2011

SCRITTO DA ANTONIO CONESE

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Tre sono le motivazioni di fondo che dovrebbero alimentare, oggi, il dibattito sull’insegnamento della matematica: l’evoluzione storica dei concetti verificatasi nell’universo di tale scienza a partire  soprattutto dalla seconda metà dell’800; l’elaborazione psicopedagogica dei problemi metodologici e didattici; i preoccupanti risultati negli apprendimenti matematici da parte degli studenti della scuola italiana, come mostrano le indagini comparative internazionali.
Matematica, prospettive pedagogiche, metodologia e didattica hanno le loro intime connessioni coi problemi generali della concezione dell’uomo e del suo ruolo in rapporto all’ordine e al mutamento sociale.

La didattica della matematica secondo Dienes

22 APRILE 2011

SCRITTO DA ANTONIO CONESE

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Zoltan Paul DienesIl matematico Zoltan Paul Dienes è da lunghi decenni impegnato in maniera significativa nel rinnovamento continuo della metodologia e della didattica della matematica.
Ispiratosi inizialmente all’opera di Piaget, egli se ne discosta per un punto qualificante della sua “pedagogia matematica”: il principio di costruttività (1).

Nella soluzione di un problema da parte del ragazzo è implicita l’acquisizione di tutte le possibili relazioni logiche, così che i concetti siano formulati esplicitamente prima di essere adoperati, oppure i concetti sono costruiti senza che il bambino abbia necessariamente acquisito preventivamente tutte le possibili relazioni?
Per il Dienes i bambini sanno pensare in modo costruttivo, prima ancora che si sviluppi il pensiero analitico.

I saperi disciplinari nella società attuale

25 MARZO 2008

SCRITTO DA ROSSELLA FRANCESCONI

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In questi ultimi anni si assiste ad una profonda trasformazione della società che impone un ripensamento ed una riprogettazione dei suoi sistemi di vita, di lavoro e di conoscenza. Il passaggio da una economia basata sulla produzione e lo scambio di beni materiali ad una il cui oggetto sono i servizi, le informazioni e le idee ha assegnato alla conoscenza un ruolo fondamentale nella creazione di valore.

L’educazione scientifica nella scuola dell’infanzia

20 APRILE 2012

SCRITTO DA SARA AMICI

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I fanciulli non dovrebbero venir educati conformemente allo stato presente della specie umana, ma per uno stato migliore possibile nell’avvenire secondo l’idea dell’umanità e della sua destinazione(Kant, La pedagogia).

Uno degli elementi più importanti della civiltà occidentale è la cosiddetta tradizione razionalistica ereditata dai greci: è la tradizione della discussione critica non fine a se stessa ma volta alla ricerca della verità.
In questo ambito la scienza assume un ruolo fondamentale per la sua capacità di liberare la nostra mente dalle antiche credenze, dai pregiudizi, dalle certezze immutabili, offrendoci nuove ipotesi.

Insegnare il silenzio a scuola

03 OTTOBRE 2011

SCRITTO DA AIDA DATTOLA

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In un mondo dominato dalle chiacchiere, a volte inutili, altre volte dannose, è ancora possibile parlare del silenzio, o questo deve essere considerato appannaggio di pochi eletti anacoreti che scelgono di ritirarsi in luoghi deserti, fuggendo dalla banalità della vita quotidiana?
Un vecchio proverbio recita: “Il silenzio è d’oro”, probabilmente perché, in determinate situazioni, può diventare la migliore forma di comunicazione: attraverso il silenzio, infatti, è possibile guardare meglio dentro noi stessi e ascoltare gli altri, migliorando le nostre relazioni sociali. Chi vive l’esperienza didattica sa quanto oggi sia importante e difficile educare all’ascolto i nostri bambini, impegnati piuttosto a parlare. La classe, piccola struttura sociale, diventa spesso un luogo privilegiato di chiacchiere, tanto che per noi docenti la conquista del silenzio appare come pura utopia.

Quattro tesi a sostegno della crisi della didattica

29 APRILE 2011

SCRITTO DA PAOLO BRUNACCI

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Da alcuni anni si sostiene che il Sistema di Istruzione stia vivendo una particolare situazione di crisi, come confermerebbero i bassi livelli di preparazione raggiunti dagli studenti italiani.
Si tratta, tuttavia, di una lettura della realtà che incontra delle critiche. C’è chi sostiene, ad esempio, che i dati negativi registrati oggi siano il prodotto di un processo annoso e, pertanto, lo stato attuale dell’istruzione non sia particolarmente preoccupante rispetto a quello di qualche anno fa. Altri commentatori argomentano che l’educazione dei giovani è stata da sempre un’attività problematica e, semmai, non sono tanto gli studenti ad essere in crisi quanto gli insegnanti, che applicano strumenti didattici obsoleti.
In questa breve riflessione si vorrebbe passare in disamina alcuni aspetti della cosiddetta crisi del modello scolastico e formativo, confidando di poter dare un contributo al dibattito che ruota intorno alla questione che così potremmo riassumere: la scuola di oggi deve affrontare problemi unici e inediti rispetto al passato, appunto tipici di una situazione critica ed emergenziale, oppure la situazione attuale presenta ordinarie – seppur strutturali -disfunzioni?

Il “circle time”: insegnare la condivisione a scuola

06 MAGGIO 2009

SCRITTO DA GIOVANNI MANZI

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La complessità sociale ha portato grandi cambiamenti anche nella scuola. A mutare non sono solo i contenuti e la didattica, ma anche il ruolo che come istituzione essa riveste nella società: alla scuola si chiede oggi un’educazione a 360° gradi, per una crescita globale della personalità degli alunni e la prevenzione primaria del disagio.

I bambini e il computer: quando il PC aiuta ad apprendere

19 APRILE 2007

SCRITTO DA FRANCESCA SACCÀ

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Secondo i dati presentati da Eurispes e Telefono Azzurro nel corso del Sesto Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (2005), la stragrande maggioranza dei bambini di oggi (82,1%) utilizza il computer, e sono più le femmine (83,3%) rispetto ai maschi (81,6%) ad usarlo.
Nel 30,7% dei casi i bambini hanno imparato ad utilizzare il PC grazie all’aiuto dei propri genitori, mentre nel 30,4% l’apprendimento è avvenuto a scuola; ben il 24,4%, un quarto del campione, si dichiara autodidatta.

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