Terrorismo

Non so se devo arrendermi ai sentimenti di confusione emotiva e cognitiva che il tema suscita in me!

Devo constatare che risulta piuttosto faticoso anche provare semplicemente ad elencare, innanzitutto, le problematiche in campo, che si sovrappongono prepotentemente nella mente nonostante il tentativo di mettere ordine alle stesse:

1a – il conflitto in Siria, Iraq, Libia e l’ampiezza dell’area di diffusione dell’Isis;
1b – la deludente risposta delle istituzioni comunitarie;

2a – il fenomeno dei rifugiati;
2b – la deludente risposta delle istituzioni comunitarie;

3a – il terrorismo;
3b – la deludente risposta delle istituzioni comunitarie;

4 – le iniziative a breve termine per illustrare ai cittadini, in special modo ai minori, le cause dei fenomeni e i tentativi di affrontare gli stessi;

5a – le iniziative a medio, lungo termine per un dialogo interreligioso;
5b – le iniziative a medio, lungo termine per una educazione interculturale.

Ho l’unica certezza di come il tema, per essere affrontato in maniera adeguata, richieda un complesso apporto multidisciplinare, e necessiti di soluzioni interculturali.

Dovremmo interrogare gli storici per avere un panorama il più possibile esaustivo delle cause delle guerre in Iraq, in Siria, in Libia e dell’estensione del fenomeno dell’Isis in tante zone dell’Africa cui consegue il fenomeno dei rifugiati.
Così daremmo risposte alle ragioni della diffusione di questa terza guerra mondiale “a pezzi”.
E dovremmo domandare agli storici di spiegarci le cause, attuali e future, dei fenomeni migratori in corso e di quelli che verranno – i migranti economici – in generale.

Dovremmo interrogare i sociologi perché ci illustrino come si determini la radicalizzazione dei soggetti che diventano poi terroristi, del come interi quartieri partecipino alla copertura delle cellule fisiche nella Capitale dell’Europa e solidarizzino con il terrorista arrestato dalla polizia con atteggiamenti che ci rammentano da vicino le scene che noi ricordiamo di aver viste in quartieri della nobile Napoli in occasione dell’arresto di un camorrista; di come le cellule risultino spesso familiari; di come intere famiglie fuggano in Siria, portandosi al seguito anche bambini piccoli; di come le cellule, nell’epoca di internet, siano spesso virtuali e non abbiano bisogno di risultare necessariamente cellule fisiche; di come sia necessario tenere sotto controllo le carceri perché lì si fa proselitismo di piccoli delinquenti che poi diventano “foreign fighters”; di come masse di popolazione autoctona abbandonino intere zone di una città che diventano ghetti, come è successo a Bruxelles con i quartieri di Molenbeek ed Etterbeek.

Dovremmo interrogare l’economia politica perché ci illustri come gli Stati, e quali Stati, facciano affari con l’Isis con il traffico illegale del petrolio, con la fornitura immorale delle armi e quanto massiccio sia il flusso di moneta nelle casse dell’Isis.

Dovremmo interrogare la politica per conoscere quali sono le risposte che intende dare ai fenomeni sopra elencati e alle richieste di sicurezza dei cittadini europei; per conoscere, per esempio, quanto tempo occorrerà per la costituzione della invocata procura europea; per capire come si fa ad impedire la formazione dei ghetti.

Dovremmo interrogare le magistrature – e la Magistratura italiana, in particolare, che in questo può essere maestra – per comprendere perché lo Stato ha il dovere di rispettare le regole democratiche e costituzionali, perché è necessario che il livello delle garanzie sia rispettato, perché la legge innanzitutto deve rispettare la legge anche di fronte al fenomeno del terrorismo.

Dovremmo interrogare le “intelligence” per comprendere come si fa investigazione e azione preventiva del fenomeno del terrorismo, perché il terrorista va neutralizzato prima che entri in azione e non già dopo che ha agito.

Dovremmo interrogare gli organi di polizia, gli organi competenti per capire se è necessario sistemare i “metal detector” all’ingresso degli aeroporti; e come fare per difenderci, sapendo che quando avremo imparato a presenziare e a mettere in sicurezza gli aeroporti e le metropolitane, resteranno pur sempre i musei, i centri commerciali, le chiese… ahimè … le scuole…

Dovremmo interrogare la psicologia dell’età evolutiva, gli psichiatri per avere indicazioni sul come affrontare l’analisi dei fatti con i bambini, con i minori che possono avere svariate reazioni che richiedono risposte differenziate; e con i cittadini adulti che invocano, questi ultimi, immediati “blitz” per procedere allo sterminio totale dei jihadisti.

Dovremmo affidarci a Papa Francesco perché ci indichi la via del dialogo interreligioso.

E dovremmo interrogare la pedagogia affinché ci insegni come essere informati ‘per’ e formati ‘a’ comprendere l’altro da sé, affinché ci indichi la via per una corretta educazione interculturale.

… … …

Stanno cercando di spingerci al conflitto civile con gli islamici, e con gli islamici che vivono pacificamente con noi: se questo avvenisse si favorirebbe la narrazione dell’Isis che sta tentando di convincere la gente di essere il baluardo dell’Islam e che sia in atto una guerra di religione.
La potenza mediatica dell’Isis è formidabile e occorre controllare il proselitismo su internet.
Occorre evitare che si diffonda l’ideologia jihadista e che essa faccia proselitismo nelle nostre città.
Ma la strada non è quella di vietare di costruire le moschee: tanto equivale a sostenere che sarebbe opportuno e necessario che in tante parti del Pianeta fosse vietato costruire chiese.

Bisogna sostenere chi davvero sta combattendo l’Isis e sanzionare chi in maniera subdola sostiene l’Isis acquistando il petrolio e vendendo armi.
Come avrebbero detto Falcone e Borsellino, occorre seguire la via della moneta per combattere efficacemente l’Isis e il terrorismo.

Dobbiamo sapere che questa guerra è una guerra che si combatte contro i civili e le città sono diventate il campo di battaglia: inevitabilmente, dire che i terroristi possono essere in ogni caso controllabili significa illudere la gente.
E non dobbiamo mai dimenticare che i terroristi vogliono mantenere l’iniziativa anche psicologica, mostrare che sono prontissimi a colpire e che colpiscono quando e dove vogliono; che l’obiettivo prioritario che sta perseguendo l’Isis è di diffondere il terrore.

… … …

Ma soprattutto dobbiamo avere coscienza che l’Occidente ha le sue responsabilità e che questa guerra, come è stato giustamente detto, noi l’abbiamo dichiarata senza averla combattuta o talvolta combattendola male: tanto, al fine di evitare gli errori del passato, anche prossimo.

E essendo consapevoli che, in ogni caso, distruzione chiama altra distruzione!

antonio conese, 25 marzo 2016

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