Il governo dei petrolieri

Il riscaldamento globale

2014: l’anno più caldo secondo i rilievi dell’Organizzazione meteorologica mondiale.

L’umanità ha di fronte a sé una delle più grandi sfide: l’obiettivo è quello di frenare il riscaldamento globale – l’aumento delle temperature a livello planetario – in modo tale che l’aumento medio non superi i due gradi centigradi entro la fine del secolo.

Un attento esame del parere degli esperti porta a rilevare che il fallimento delle politiche in materia avrebbe le conseguenze catastrofiche – peraltro già in atto – che così mi pare di poter riassumere:

squilibri nell’effetto serra;

devastazione degli ecosistemi, perdita della biodiversità;

scioglimento di ghiacciai, polari e non;

aumento del livello del mare;

scarsità ed inquinamento dell’acqua;

peggioramento dei fenomeni atmosferici;

disastri planetari;

scarsità alimentare;

intensificazione dei processi migratori.

È poi appena il caso di sottolineare che alcuni dei fenomeni sopraelencati sarebbero (sono?) senza dubbio causa di conflitti tra stati e popolazioni.

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La sensibilità dei leader

Occorre il generale convincimento che la riduzione efficace delle emissioni di CO2 è improcrastinabile e che occorre adottare tutti gli strumenti per perseguire e raggiungere l’obiettivo.

Il vertice sul clima delle Nazioni Unite che si è tenuto a Parigi alla fine dello scorso anno riveste una importanza fondamentale.

Gli Stati si sono impegnati a cambiare il modo in cui si produce energia e ad aumentare l’energia proveniente da fonti rinnovabili, a ridurre in tutti i settori, produttivi e non, le emissioni nocive e a produrre energia più pulita. Ma gli accordi non risultano certamente vincolanti, al contrario di quanto auspicava Matteo Renzi, il quale aveva dichiarato: sul clima occorre “un accordo il più vincolante possibile, altrimenti rischia di essere scritto sulla sabbia”.

Renzi, come sappiamo, è sempre molto #logico, soprattutto nella coerenza tra affermazioni e comportamento, e decisioni politiche.

Gli ambientalisti, gli ecologisti sono ovviamente insoddisfatti delle scadenze e delle mete che i governanti sono riusciti faticosamente a concordare: non risulta difficile comprendere che secondo loro l’obiettivo della decarbonizzazione totale, della limitazione delle emissioni a zero entro la fine del secolo non saranno raggiunti.

Non vi è dubbio che occorrerebbe una forte sensibilità per questi temi da parte dei leader responsabili delle politiche nazionali e sovranazionali.
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Le trivelle in mare

Come sappiamo, l’Italia da tempo sta fortemente impegnandosi nella diffusione delle energie rinnovabili.

Ma che succede in questi giorni?

Forse perché si avvicina la scadenza referendaria del 17 aprile, le televisioni di regime nascondono che nel tratto di mare tra Italia e Tunisia c’è stato un guasto ad un oleodotto sottomarino che ha determinato una estesa marea nera sugli scogli di isole tunisine a ridosso di Lampedusa.

E il Capo del Governo sembra mostrare di non cogliere i nessi tra l’impegno che anche il nostro Paese ha assunto rispetto alla riduzione della temperatura e la questione delle trivellazioni in mare.
Mostra di non avere sensibilità per i temi del cambiamento climatico quando dice che il referendum sulle trivellazioni è perdita di tempo; sembra mostrare di non conoscere i nessi tra uso delle fonti energetiche che inquinano e riscaldamento globale; manipola i dati – come ha sostenuto il Presidente della Regione Puglia; sembra non avvertire la necessità di dare segnali alla gente circa la necessità di procedere a passi spediti sulla strada delle energie rinnovabili.

“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Ecco l’interrogativo del quesito referendario.
Come è facilmente rilevabile, il quesito non chiede se si è favorevoli a sospendere le trivellazioni in atto, bensì se si vuole che le trivellazioni cessino alla scadenza dei contratti.

Io non so se Renzi non abbia studiato bene il dossier, come sostiene Emiliano.

So, però, che invita ad andare al mare piuttosto che andare a votare.
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A proposito (numero 1)

A proposito: Bersani dice che andrà a votare, ma voterà a favore della continuazione delle trivellazioni anche dopo la scadenza dei contratti. Ed anche Prodi voterà nella stessa maniera.

Prodi, Bersani, Renzi:escludo categoricamente che abbiano interessi personali di natura “materiale” in merito. Ma rilevo che – come si direbbe dalle mie parti – “i tre si grattano allo stesso tufo”. Ossia: tutti e tre, oggettivamente, sono perfettamente “in linea” con gli interessi dei petrolieri.
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A proposito (numero 2)

In questo groviglio di intrecci tra politica e interessi dei petrolieri fanno notizia in queste ore le dimissioni del/della Ministro/a dello Sviluppo Economico Guidi.

Il/la Ministro/a ha scritto una lettera a Renzi in cui dichiara, in buona sostanza (semplifico per ragioni di spazio):

“Sono in buona fede” e “Sono entusiasta del Governo”
A ^ B

Non esprimo alcuna ipotesi circa il valore di verità della prima proposizione: ognuno di noi se ne farà un’idea leggendo il testo della intercettazioni in cui Guidi fa riferimento anche alla Maria Elena nazionale.

Mi permetto invece di affermare che non ho alcun dubbio sulla sincerità del contenuto della seconda proposizione: comprendo molto bene le #nobili (sic!) ragioni del suo entusiasmo circa l’esperienza di governo.

Secondo voi, se ‘A’ risulta falsa e ‘B’ risulta vera, quale sarà il valore di verità della proposizione composta?

Insomma: A ^ B = VERO oppure A ^ B = FALSO?

Da #logica provetta – i Ministri del Governo Renzi sono tutti necessariamente molto logici, dal momento che hanno come #paradigma il loro Capo – il/la Ministro/a avrà immaginato: nessuno può pensare che affermo il falso se dichiaro che sono entusiasta di essere stata al Governo con Renzi, perché nessuno oserà pensare che questo non sia vero.

“La pensava così anche Gianni, quando un giorno al ritorno da scuola riferì:
– Ho preso sette in geografia e sei in aritmetica. –
Ma il giorno dopo la madre di Gianni andò a parlare con i professori e venne a sapere che in realtà il compito di aritmetica non era stato giudicato con sei, ma con cinque.
– Perché hai mentito? – domandò.
– Ma mamma, in geografia ho preso davvero sette. – replicò Gianni.
Credo che siamo d’accordo sul fatto che Gianni abbia effettivamente mentito, pur avendo preso davvero sette in geografia.
Solo la verità integrale è verità: la mezza verità – come pure i nove decimi di verità – è una bugia. La verità è indivisibile.” (*)

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(*) VARGA, T., Fondamenti di logica per insegnanti, Torino, Boringhieri Ed., 1973, pag. 25.

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