Il popolo di Erasmus

Ma le avete viste le foto? Sette meravigliose ragazze italiane, tredici vittime in totale; tanti i feriti nell’incidente in Spagna.

… … ….

… Si cominciò nel 1987. C’era ancora il muro di Berlino.
Da allora sono oltre tre milioni gli studenti che hanno utilizzato Erasmus: scambi di professori e di studenti, studio delle discipline di elezione nella lingua del Paese in cui si fa l’esperienza e, dunque, apprendimento sul campo di un’altra lingua.

E spesso gli studenti che partecipano, pare, sono quelli che si laureano prima.

Ma Erasmus non è soltanto un’esperienza didattica, è un’esperienza di vita.

I giovani sentono che l’Europa è la casa comune, anche se il governo del capitale finanziario, e i governi che interpretano gli interessi del capitale finanziario hanno sfigurato l’immagine dell’Europa.

È vero che tali esperienze, i legami internazionali, i rapporti che i giovani instaurano con le imprese in tali circostanze costituiscono un trampolino di lancio per tanti Italiani che colgono l’occasione per trasferirsi all’estero.

Ma non è certamente Erasmus che determina e/o favorisce la fuga dei cervelli: chi si trasferisce all’estero lo fa perché non trova lavoro nel nostro Paese.
E, ovviamente, gli scambi tra i cervelli non sono equilibrati: l’Italia non riesce a fornire pari opportunità agli studenti stranieri che vengono da noi con Erasmus.

… … …

Tempi di guida e tempi di riposo non rispettati, falsificazioni dei documenti di viaggio.
Io non so se è possibile falsificare le registrazioni dei tempi di viaggio.

E ci dicono che oramai esistono tecnologie che rilevano la pressione dei piedi sui pedali e delle mani sul volante, che impediscono i colpi di sonno.

… … …

Un dolore immenso!

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Il bambino montessoriano

Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono cresciute, nell’Europa occidentale, generazioni di donne e di uomini che non hanno conosciuto lo spettro della guerra.

Andare a scuola, studiare, partecipare alle manifestazioni pacifiste a sostegno dei popoli oppressi dalle dittature era la “moda” per chi ha frequentato la scuola secondaria e l’università alla fine degli anni sessanta e durante gli anni settanta del secolo scorso.

I giovani si nutrivano del pacifismo non violento che si ispirava a Martin Luter King e a Gandhi.

Quei giovani, adesso sessantenni o settantenni, si trovano ora a prendere atto amaramente che la convivenza pacifica è compromessa da forze aggressive e distruttrici che minacciano i nostri confini e portano la morte nelle nostre case.

Si ha l’impressione o la convinzione che pace e libertà siano sogni oramai infranti, illusioni tramontate: il bambino montessoriano, “padre dell’uomo”, pare essere morto sulle spiagge greche o è in grande affanno a percorrere le strade per raggiungere disperatamente i confini della Macedonia.

Che ne è stato dell’Anno Internazionale dell’Educazione – proclamato nel 1970 dalle Nazioni Unite su proposta dell’Unesco – che si poneva l’obiettivo di fissare l’attenzione sulla pace, intesa non solo come fatto politico caratterizzato da assenza di conflitti, bensì soprattutto “come realizzazione di uno stato di coscienza, di responsabilizzazione, di rispetto di ogni e qualsiasi diritto dell’uomo”?

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Come relazionarsi con un bambino autistico?

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Ho in classe un bambino con autismo. Come mi relaziono?
di Maria Caccetta
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L’incontro con un bambino con disturbo dello spettro autistico a scuola può far nascere una serie di dubbi e perplessità. Le persone con autismo hanno caratteristiche individuali molto peculiari; per chi non ha mai avuto la possibilità di interagire con loro, non sempre può risultare semplice costruire processi di comunicazione efficaci.

La comunicazione si può inceppare e la paura, le difficoltà, la non conoscenza di metodi e strategie specifici rischiano di paralizzare la relazione e di impedire la costruzione di adeguati processi d’insegnamento-apprendimento.
Se sei un insegnante che dovrà occuparsi di un bambino con autismo, e non sai bene come porti nei suoi confronti, devi sapere che esistono una serie di azioni che puoi attuare per prepararti alla relazione con lui.
In questo articolo ti darò dei suggerimenti su come avviare la relazione con il tuo bambino con disturbi dello spettro autistico.

Ecco da dove iniziare:

1- Prendi informazioni sul bambino.

Incontra i genitori, indaga le loro aspettative, raccogli informazioni utili sui comportamenti del bambino e sulle modalità educative adottate da loro in presenza di comportamenti problema. Mettiti in contatto con gli insegnanti che hanno seguito il bambino negli anni precedenti, il loro resoconto sarà fondamentale per comprendere come il bambino si relaziona con i compagni e con gli adulti, e per avere informazioni circa gli strumenti e le strategie più adeguate per favorirne i processi di apprendimento. Chiedi ai genitori di poter leggere le relazioni cliniche e psico-diagnostiche, in questo modo potrai avere un quadro chiaro circa le principali potenzialità e difficoltà del bambino.
Chiedi ai genitori di poter incontrare i terapisti del bambino, o le altre figure professionali che gravitano intorno a lui; solo realizzando un lavoro d i rete potrai ottenere ottimi risultati con il bambino che segui.

2- Osserva il bambino quando entra in classe

Che tipo di comunicazione utilizza prevalentemente?
Motoria: dirige la manipolazione fisica di una persona;
Gestuale: indica , mostra, guarda lo spostamento fisico di un oggetto che vuole indicare;
Con utilizzo di oggetti: passa un oggetto ad un’altra persona per comunicare quello di cui ha bisogno;
Attraverso vocalizzazioni: utilizza suoni, compreso il pianto per comunicare (ad esempio il bambino dice : per attirare l’attenzione di un’altra persona);
Con supporto di foto: utilizza foto bidimensionali per comunicare, ad es. utilizza foto per indicare parti del corpo, oppure utilizza foto di azioni o di eventi per comunicare il suo bisogno;
Con illustrazioni: utilizza illustrazioni bidimensionali che rappresentano oggetti, azioni o eventi per comunicare ciò che desidera, ad es. il bambino passa all’insegnante l’illustrazione di “ un bambino che va in bagno” per indicare che vorrebbe andare al bagno;
Verbale: utilizza il linguaggio per comunicare;
Usa gesti “referenziali”: dice sì, no, batte le mani.

Osserva poi qual è la sua reazione ai rumori presenti nella classe. I bambini con autismo sono molto sensibili ai suoni e possono avere reazioni abnormi (come ad esempio mordersi, sbattere la testa, scappare) di fronte a stimolazioni uditive intense percepite come pericolose. Qual è la sua reazione al contatto fisico: osservalo quando i compagni si avvicinano a lui, nota se appare insofferente o al contrario ricerca intensamente il contatto fisico. Questo dato ti sarà di fondamentale aiuto per capire come porti nei suoi confronti.

3- Cerca di comprendere quali sono i suoi interesse e quali le sue attitudini

Molti bambini con autismo sono bravi a disegnare, a creare, ad utilizzare il computer; queste aree di talento dovranno essere incoraggiate.
Molti bambini autistici hanno degli interessi ristretti e tendono a parlare solo di quello, come per esempio di treni, di meccanica etc.. Il modo migliore per affrontare queste fissazioni è usarle per motivare i compiti in classe. Se al bambino piacciono i treni, allora li potrai usare per insegnargli la lettura e la matematica; potrete ad esempio leggere insieme un libro che parla di treni, o utilizzate i treni per risolvere problemi di matematica (per esempio calcolare quanto tempo occorre ad un treno per andare da Roma a Torino). In questo modo il bambino sarà motivato e riuscirà ad apprendere con maggiore facilità .

4- Procurati informazioni e materiali che ti aiutino nel percorso di integrazione del bambino con disturbi dello spettro autistico

Ricorda l’inclusione di un bambino con autismo ha bisogno di competenze specifiche e della collaborazione dei differenti attori che operano intorno al bambino.
Organizza subito le prime proposte educative per il tuo bambino, ora sei pronta per cominciare a programmare il suo Percorso individualizzato.

Buon lavoro
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Ho in classe un bambino con autismo. Come mi relaziono?
di Maria Caccetta

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L’INSEGNAMENTO DELLA MATEMATICA

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L’IMPORTANZA DEL CORSIVO

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di Federica Baroni
15 Gennaio 2015

Perché secondo la scienza è importante saper scrivere in corsivo

Il corsivo si usa sempre meno e anche a scuola il suo insegnamento sta perdendo importanza. Ma studi scientifici hanno messo in evidenza i vantaggi della scrittura corsiva nello sviluppo cognitivo dei bambini. Ecco perché secondo molti esperti è una pratica da rivalutare.

L’insegnamento del corsivo sta piano piano sparendo dai programmi scolastici.

In Finlandia dal prossimo anno non sarà più obbligatorio imparare a scrivere a mano. Negli Stati Uniti il Common Core State Standards, istituto che fornisce le linee guida per l’omogeneità dell’insegnamento nella scuola pubblica, ha eliminato l’obbligo del corsivo.

In Italia è ancora materia di studio, ma rispetto al passato ha perso d’importanza. Inoltre a casa i bambini imparano dai genitori a digitare su tablet e smartphone e non vengono indirizzati alla scrittura su carta. Il risultato è che i ragazzi sanno digitare velocemente un testo sulla tastiera del pc o del tablet, ma non sono quasi più in grado di scrivere in corsivo.

Ma gli esperti avvertono: secondo alcuni studi la mancanza dell’uso del corsivo può avere effetti negativi sullo sviluppo del cervello.

E negli Stati Uniti si è aperto un vero e proprio dibattito sul corsivo e sulla sua importanza. Tanto che nove Stati, fra cui California e Massachusetts, lo hanno reinserito come materia di studio a scuola.

Nella ricerca della pedagogista Stephanie Müller è emerso che il 70% dei bambini che escono dalla materna non hanno i prerequisiti per imparare il corsivo. La causa è la mancanza di manualità e fisicità. “Oggi non si gioca più in strada, non ci si arrampica sugli alberi, non ci si allaccia le scarpe, non si corre e salta, non si infila un ago. Si premono tasti, o si tocca uno schermo, tutte cose che richiedono l’uso di altri muscoli rispetto a quelli per tenere in mano una penna, e che non consolidano la coordinazione necessaria a scrivere in corsivo” dice l’esperta.

In una ricerca dell’Università dell’Indiana, condotta dalla psicologa Karin Harman James, è risultato che la scrittura manuale è in grado di attivare importanti processi cognitivi.

“I bambini capaci di scrivere a mano, hanno fatto registrare un’attività neuronale molto più sviluppata rispetto all’altro gruppo testato, comprovando l’importanza della produzione manuale di segni bidimensionali” dice James.

Un altro risultato importante a favore del corsivo viene dallo studio di Virginia Berninger dell’Università di Washington: “In termini di costruzione del pensiero e delle idee, c’è un rapporto importante tra cervello e mano. La scrittura manuale legata accende massicciamente aree del cervello coinvolte anche nell’attività del pensiero, del linguaggio, e della memoria” dice l’esperta.

In conclusione questi studi evidenziano che l’importanza del corsivo va oltre la sua utilità pratica, risultando cruciale nello sviluppo e nella crescita dei bambini.

“Rivalutare il corsivo non è né anacronistico, né innovativo: è semplicemente attuale e funzionale alla crescita armonica della persona. Il corsivo (dal latino “currere”, che corre o scorre) è moderno, semplice ed efficace, fatto per valorizzare la mano, perché “andare di corsa” è tipico della mano.
Inoltre, dal punto di vista grafologico, il corsivo è personale e rivela l’identità di chi scrive, le sue attitudini, le potenzialità relazionali e affettive, rendendo gli scritti della persona un documento storico.” dice la pedagogista Cristina Pendola.

Secondo Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, la perdita del corsivo potrebbe essere alla base di molti disturbi dell’apprendimento. “Scrivere in corsivo vuol dire tradurre il pensiero in parole, scrivere in stampatello vuol dire invece sezionarlo in lettere, spezzettarlo, negare il tempo e il respiro della frase. E il corsivo così come lega le lettere lega i pensieri” dice l’esperto.

Fa riflettere che il più grande innovatore del mondo digitale all’università avesse scelto di seguire proprio un corso di bella calligrafia. Questo pioniere era Steve Jobs che nelle aule del Reed College, prima di fondare la Apple, imparò a scrivere in corsivo, con eleganza, senza errori né sbavature.

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Disabilità e comunicazione

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di Raffaele Nappi | 17 gennaio 2016

“Io, ingegnere disabile, con un software permetto a chi è come me di comunicare. La tecnologia cambia la vita”

Simone Soria ha 36 anni e dalla nascita non cammina, non usa le mani, “e per di più – dice – articolo le parole a fatica”. Ha creato FaceMouse – programma che consente di scrivere al pc grazie a una webcam – e nel 2005 ha fondato Aida, l’unica realtà italiana che si preoccupa di ideare, realizzare e proporre soluzioni efficaci per i disabili motori gravi. E le sue idee sono arrivate fino in Giappone e Ucraina.

“Non avete idea delle potenzialità che può avere un disabile”. Capelli scuri, occhi vispi, e il sogno di cambiare il mondo. Simone Soria ha 36 anni e nella vita fa l’ingegnere. Dalla nascita è affetto da disabilità motoria grave: non cammina, non usa le mani, “e per di più – dice – articolo le parole a fatica”. Nulla di tutto questo lo ha fermato. Da più di dieci anni, infatti, Simone sviluppa software per migliorare la vita dei disabili nella sua stessa situazione. E insieme alla sua cooperativa, Aida, gira l’Italia in lungo e in largo per assisterli. Spingendosi fino in Ucraina, Isole Mauritius e Giappone. “Grazie alla tecnologia possiamo cambiare la vita di tantissime persone”, spiega.

Tutto ha inizio in terza elementare, quando un operatore dell’Asl gli propone di utilizzare il computer in classe. “Fu l’inizio di una splendida avventura”, ricorda. Grazie ad un caschetto particolare, Simone riesce infatti a utilizzare la tastiera in maniera efficiente. Alla maturità si presenta con una tesina sulla Casa intelligente, quando la domotica era agli albori. Da lì la decisione di iscriversi al corso di laurea in Ingegneria Informatica.

“Non avete idea delle potenzialità che può avere un disabile”.

“Ero il primo disabile motorio grave a intraprendere questo percorso – racconta –. Le barriere istituzionali erano molte, e a volte erano azioni di ostruzionismo”. Come tesi di laurea, invece, Simone presenta FaceMouse, un programma ideato e realizzato di propria mano, che permette di utilizzare il computer e di scrivere muovendo una qualunque parte del corpo davanti ad una comunissima webcam. L’elemento più innovativo è rappresentato dal fatto che si può interfacciare con qualunque movimento della persona, un po’ come l’acqua che prende la forma del contenitore che la raccoglie.

Nel 2005, la svolta. Simone decide di mettere le sue competenze a disposizione dei disabili e delle loro famiglie. È lì che nasce la cooperativa sociale onlus Aida, acronimo di “ausili ed informatica per disabili e anziani”, l’unica realtà italiana che propone e realizza soluzioni efficaci per i disabili motori gravi. Da Aosta a Trapani, Simone e le 5 persone del suo team incontrano disabili e le loro famiglie in giro per l’Italia. “Il nostro obiettivo è proprio quello di permettere anche ai disabili gravi di essere inclusi nella società, nella scuola e nel lavoro”. Ad oggi, dopo 10 anni di attività, sono stati aiutati più di 400 persone, “ma potremmo raggiungerne molte altre”, aggiunge.
“All’estero stiamo lavorando soprattutto in Giappone, con l’aiuto di mia moglie come interprete. Ma siamo stati anche a Shanghai e Pechino e abbiamo aiutato ragazzi in Ucraina, nelle Isole Mauritius e in Francia”

E non è tutto. La tecnologia sviluppata da Simone è arrivata fino in Giappone. I primi contatti ci sono stati nel 2005, quando un ricercatore dell’istituto governativo Nise (National Institute for Special Education) lo ha invitato a Yokosuka per sperimentare FaceMouse con alcuni bambini disabili gravi. Il software, inoltre, ha ricevuto diversi riconoscimenti relativi a innovazione e utilità sociale, tra cui il brevetto internazionale, il marchio in Cina, Giappone ed Europa. “All’estero stiamo lavorando soprattutto in Giappone, con l’aiuto di mia moglie come interprete. Ma siamo stati anche a Shanghai e Pechino in occasione di Expo 2010, abbiamo aiutato ragazzi in Ucraina, nelle Isole Mauritius e in Francia. Stiamo preparando un sito internet multilingue per proporci in modo più sistematico”.

L’ostacolo più difficile da superare rimane ancora la “diffidenza di molti genitori di bambini disabili”, inclusi medici e professionisti dell’handicap in genere. C’è poi da fare i conti con l’indifferenza e la negligenza: “Quanti problemi si risolverebbero – dice – se, ad esempio, ogni insegnante ed educatore scolastico mettesse un po’ di impegno e spirito d’iniziativa nel lavorare con lo studente disabile”.
“Sogno di formare educatori ed insegnanti di sostegno pronti a valorizzare le capacità del proprio studente”

Dopo la laurea (con lode), il matrimonio, una battaglia vinta contro il cancro, Simone ha ancora voglia di lottare. E i suoi progetti non si fermano: oltre a FaceMouse ora c’è da testare EasyMath, un software di matematica che permette di scrivere formule in modo semplice ed intuitivo. Ma anche Fabula, una tastiera virtuale utilizzabile con un dito che permette di comunicare, scrivere e giocare con il pc. “Spesso nelle scuole i disabili sono solo parcheggiati in classe e abbandonati a se stessi – racconta – Io sogno di formare educatori ed insegnanti di sostegno pronti a valorizzare le capacità del proprio studente”. Prossima fermata? Simone sorride: “Andiamo fino ai confini del mondo”.

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e-book DISTURBI SPECIFICI dell’APPRENDIMENTO

http://www.forepsy.it/Guide/DSAGuidaGratuitaCosafareAScuola.pdf

EVENTUALI DOMANDE SUL CONTENUTO DI QUESTO E-BOOK POSSONO ESSERE RIVOLTE DIRETTAMENTE ALL’AUTRICE:
email: annalaprova@gmail.com

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e-book AUTISMO E STRATEGIE SCOLASTICHE

http://www.forepsy.it/Guide/E_BOOK_AUTISMO_E_STRATEGIE_SCOLASTICHE.pdf

EVENTUALI DOMANDE SUL CONTENUTO DI QUESTO E-BOOK POSSONO ESSERE RIVOLTE DIRETTAMENTE ALL’AUTRICE:
email: maria.caccetta@libero.it

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LA “MAFIA MONTESSORIANA”

“L’EDUCAZIONE È L’ARMA DELLA PACE E LA PACE È LA CONDIZIONE DELLA BUONA EDUCAZIONE”
Maria Montessori

LA “MAFIA MONTESSORIANA”

Tantissimi Inglesi, con spirito patriottico, apprezzano Margaret Thatcher: la Thatcher dimostrò la potenza militare inglese in una guerra contro l’Argentina in un puntino dall’altra parte della Terra.
E questo si chiama colonialismo, si chiama imperialismo.

Tanti Italiani non sanno nemmeno chi è Maria Montessori.
Le scuole montessoriane sono diffuse in tutto il Pianeta, anche in Gran Bretagna: il mio nipotino inglese ha frequentato una scuola dell’infanzia montessoriana a Londra.
Spero ardentemente che da grande diventi un associato di quella che in un articolo del ‘The Wall Street Journal’ è stata definita, addirittura, la “mafia montessoriana”: pare, infatti, che Larry Page e Sergei Brin (i fondatori di Google), Jeff Bezos (il fondatore di Amazon), Jimmy Wales (il fondatore di Wikipedia), Will Wright (il pioniere dei videogiochi) … abbiano tutti frequentato, durante la loro infanzia, scuole ad indirizzo montessoriano (1).
Un caso?
Questo, comunque, si chiama istruzione, formazione, educazione alla creatività.

Il bambino padre dell’uomo: Maria Montessori ha costituito la pietra miliare del rinnovamento della scuola dell’infanzia.
All’inizio del secolo scorso la Pedagogista italiana era già così nota al punto che a New York veniva definita “the most interesting woman of Europe”.
Fu “ammirata in tutto il mondo e dai massimi esponenti del nostro secolo (Ghandi, Freud, Tagore, Marconi, Piaget, Edison, Herriot, Masaryk, Adenauer, ecc…)…” (2).
‘Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei bambini’, una delle sue opere fondamentali, fu tradotta in 36 lingue e pubblicata in 58 paesi.

Ricordo che qualche anno fa Beppe Severgnini in un articolo in inglese, pubblicato sul Financial Times, denunciava in maniera brillante e lucida, com’è suo solito, la perdita di credibilità dell’Italia negli ultimi decenni: avevamo avuto la grande occasione, con Mani Pulite, di riconquistare tale credibilità, ma sprecammo quella occasione.
Oggi c’è chi pensa che la catarsi dello ‘spirito italico’ si realizzi con l’entrata in Borsa della Ferrari, un marchio che certamente gode di notevole prestigio a livello planetario.
Forse sarebbe altrettanto e più credibile se ci incaricassimo di valorizzare la figura di Maria Montessori e la “buona scuola” montessoriana – piuttosto che la “buona s.uola” renziana – di fronte ai nostri concittadini: tale valorizzazione avverrebbe in un ambito che non è meno significativo dell’industria automobilistica e della Formula Uno.
Agli occhi dei nostri concittadini, perché all’estero non ce n’è alcun bisogno.

Le scuole montessoriane mostrerebbero, a voler usare le metafore di Severgnini, che l’Italia non è un paese in declino, decadente e languido come un film di Luchino Visconti, bensì è un paese eccitante come un film di Federico Fellini; che, insomma, ci dovrebbe rappresentare non già “Morte a Venezia”, bensì “Roma, città aperta”, una capitale che dopo la Seconda Guerra Mondiale aspirava a rappresentare un paese aperto al futuro.

E si dimostrerebbe la vivacità culturale del “fatto in Italia” in un settore rilevante e decisivo quale quello della scuola, della formazione!

Può meravigliare, infatti, che – come evidenzia la ‘American Montessori Society’ (3) – siano oltre 22.000 le scuole montessoriane sparse in tutto il mondo, e che esse siano diffuse soprattutto all’estero, anche oltreoceano: asili nido, scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie, anche superiori.
In Italia, dove – dopo una prima fase di adesione ed esaltazione entusiasta – l’opera della Montessori fu contrastata dal fascismo, le scuole di ispirazione montessoriana si riaffermarono dopo la Seconda Guerra Mondiale, senza mai avere la diffusione e l’innegabile successo che hanno avuto oltralpe.
Si può verificare che verso la fine del secolo scorso e l’avvio di quello in corso anche in Italia si è assistito ad un rinnovato interesse per le scuole che si ispirano al Metodo Montessori.

Di seguito si riportano i dati rivenienti da un censimento del 2013 circa la diffusione, in Italia, delle scuole dell’infanzia e primarie, statali e paritarie che a quella data seguivano il Metodo Montessori:

” – 104 ‘Case dei bambini’ e scuole primarie, statali e paritarie con oltre 900 docenti.

A queste scuole vanno aggiunti:

– 35 nidi con circa 250 educatrici;

– 22 “Case dei bambini” e scuole primarie private con circa 115 docenti;

– due scuole paritarie secondarie di primo grado e 2 scuole paritarie secondarie di secondo grado con circa 80 docenti. Inoltre si stanno realizzando sperimentazioni in quattro scuole secondarie di primo grado statali.

Circa 10.000 famiglie [in Italia, nota d’a.] entrano in contatto quotidianamente con la realtà Montessori” (4).

Dal momento che il nome della Montessori è associato innanzitutto al metodo, desideriamo riportare subito qui di seguito alcune parole significative, particolarmente illuminanti, dell’Autrice stessa sull’argomento:
“Si vorrebbe sapere in poche e chiare parole che cos’è questo Metodo Montessori.
Se si abolisse non solo il nome, ma anche il concetto comune di ‘metodo’ per sostituirvi un’altra indicazione, se parlassimo di ‘un aiuto affinché la personalità umana possa acquistare la sua indipendenza, di un mezzo per liberarla dall’oppressione dei pregiudizi antichi sull’educazione’, allora tutto si farebbe più chiaro” (5).
Probabilmente, le parole surriportate già lasciano intendere perché “although Montessori pedagogy is known as the Montessori Method, it is not a method of education, in other words, it is not a programme for teachers to apply. Maria Montessori was not a teacher …. the Alpha and Omega of her pedagogy lies with the children” (6).
Risulta riduttivo, dunque, associare semplicisticamente il contributo rilevante e significativo della Montessori ad un metodo: l’alfa e l’omega della sua pedagogia è strettamente, saldamente, intimamente legata all’idea, all’ideale del bambino.

“Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”: ecco quello che recita l’epitaffio sulla sua tomba a Noordwijk, in Olanda, dove morì nel 1952.

Oggi molteplici temi meritano approfondimento in relazione al pensiero della Pedagogista. Tra gli altri:

– Maria Montessori e l’ideale educativo. L’educazione alla libertà, alla pace;

– Maria Montessori e la psicologia dell’età evolutiva;

– Maria Montessori e la pedagogia scientifica;

– Maria Montessori e il metodo;

– Maria Montessori e il mastery learning;

– Maria Montessori e l’apprendimento cooperativo;

– Maria Montessori e il materiale strutturato;

– Maria Montessori e ‘la scuola senza zaino’.

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Note
(1) Cfr. http://blogs.wsj.com/ideas-market/2011/04/05/the-montessori-mafia/.
(2) http://www.operanazionalemontessori.it/ ->Home ->Maria Montessori.
(3) Cfr. http://amshq.org/Montessori-Education/History-of-Montessori-Education/Biography-of-Maria-Montessori.
(4) http://www.operanazionalemontessori.it/ ->Home ->FAQ.
(5) Montessori, Maria, Formazione dell’uomo, Garzanti ed., Milano, 1947, pag. 7.
(6) http://ami-global.org/montessori/maria-montessori.

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Autore

Antonio Conese è laureato in Pedagogia (Università degli Studi di Bari); ha frequentato il Corso di Perfezionamento post-laurea (Università degli Studi di Firenze) su “La dimensione europea della scuola e dell’insegnamento”.

Docente di Scuola Primaria (1970-1979) e Dirigente Scolastico (1979-2007), ha collaborato con la Rivista “i diritti della scuola” ed è stato Docente-esperto in numerosi corsi di formazione per l’insegnamento della matematica e delle scienze promossi dall’IRRSAE di Puglia in occasione dell’attuazione del Piano Pluriennale di Aggiornamento per l’attuazione dei Programmi di Scuola Primaria del 1985.

Ora collabora con “Educare.it”, Rivista telematica sui grandi temi dell’educazione.

PUBBLICAZIONE
e-book * L’INSEGNAMENTO DELLA MATEMATICA https://antonioconese.wordpress.com/linsegnamento-della-matematica/

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